Riccardo Improta

Landscape

Docente presso la Scuola Romana di Fotografia. Ambassador del brand Millet. leggi ancora

Nicola Bernardi

Ritratto

Finalista allo Head On Photo Festival 2015 di Sydney ed esposto a Melbourne, New york e Nuova Dehli. leggi ancora

Marc De Tollenaere

Street, Landscape

Leica Ambassador e docente presso il Leica Akademie. Docente per Manfrotto School of Xcellence. leggi ancora

Stefano Mirabella

Street

Membro del collettivo italiano Spontanea. Vincitore del Leica Talent 2014. Leica Ambassador e docente Leica dal ... leggi ancora

Andrea Scirè

Street

Menzione d’onore all’International Photography Awards nel 2015 e 2016. Px3 Photography competition per le ... leggi ancora

Stefano Lista

Street

Finalista a Streetfoto San Francisco 2017. Tra i 100 autori internazionali pubblicati nel World Street ... leggi ancora

Cristiano Ostinelli

wedding, paesaggio, street, reportage di viaggio

Fotografo dell’anno per la Wedding Photojournalism Association USA nel 2015 e UK nel 2014 e 2015. Membro di ... leggi ancora

Angelo Ferrillo

Street, Reportage

X Photographer di Fujifilm. Photo Coverage del Bicycle Film Festival. Docente per NOLab Academy e per il Master ... leggi ancora

Andrea Boccalini

Ritratto

Ambassador Leica e docente della Leica Akademie Italy. Miglior fotografo di jazz Italiano per il quarto anno ... leggi ancora

Ernesto De Angelis

Matrimonio, Ritratto

Docente di ritratto alla prestigiosa Scuola Romana di Fotografia. leggi ancora

Alessandro Mallamaci

Landscape, Street, Corporate

EIZO testimonial, Leica ambassador e docente della Leica Akademie. leggi ancora
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I nostri tutor sono a tua disposizione per aiutarti a migliorare partendo da dove sei già ora. Scegli quello che più si avvicina al tuo genere.

Riccardo Improta

Landscape

www.riccardoimprota.com

Docente presso la Scuola Romana di Fotografia. Ambassador del brand Millet.

Riccardo Improta (Roma, 1965) è un fotografo landscape&travel internazionalmente riconosciuto.

In oltre venti anni di professione ha realizzato servizi e partecipato a produzioni in alcune delle più affascinanti aree geografiche del pianeta.

Le sue immagini, scattate sia in digitale che in pellicola medio formato panoramico, sono apprezzate e vendute in tutto il mondo.

Aggiorna con continuità il suo catalogo di stampe fine-art a tiratura limitata, di cui cura personalmente tutto il flusso di lavorazione.

Al mestiere di fotografo associa il piacere di divulgare: teoria e tecnica fotografica, landscape, fotografia di viaggio, architettura, fotografia d'astrazione. Estende la sua consulenza didattica a prestigiose realtà accademiche italiane e straniere. Dal 2001 insegna stabilmente presso la Scuola Romana di Fotografia. Collabora a progetti di ricerca su software di sviluppo RAW ed è certificato in colorimetria digitale.

Il suo progetto di ricerca sul paesaggio "WideWorld", indirizzato a ritrarre le più spettacolari locations naturalistiche della Terra, muove dalla volontà di sensibilizzare l'opinione pubblica sulle inderogabili tematiche ambientali.

Con il desiderio di condurre fotografi professionisti ed amatori alla scoperta del paesaggio e dei suoi significati nel 2008 fonda Scenic Landscape Photo Workshop, sotto la cui insegna realizza workshops / esperienze di vita in tutto il mondo.

È ambassador del brand Millet, riceve supporto tecnico da Manfrotto, Gitzo, Lee Filters, HPRC, Lexar, Campo Base Outdoor Equipment.

È esperto in guida fuoristrada e campeggio estremo.

www.riccardoimprota.com

www.slpw.it

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Nicola Bernardi

Ritratto

www.nicolabernardi.com

Finalista allo Head On Photo Festival 2015 di Sydney ed esposto a Melbourne, New york e Nuova Dehli.

Nicola Bernardi è un po’ un fotografo che a un certo punto della sua vita ha scoperto che tenendo una macchina fotografica in mano, le persone intorno a lui non erano più sconosciuti, ma piuttosto storie in attesa di essere raccontate.

È nato in Italia, a Casale Monferrato, dove ha fatto finta di studiare fino alla fine del liceo, sospeso tra agnolotti e amianto.

Poi via, verso Venezia, a studiare Lingue Orientali e a laurearsi in Giapponese (sempre facendo finta di studiare). Ed è stato proprio in Giappone che, per puro caso, ha scoperto la fotografia. È stata subito ossessione: il primo gennaio 2011 ha iniziato un progetto 365, convinto di potersi impegnare per ogni singolo giorno dell’anno a fare la foto migliore che potesse, nonostante stesse studiando, lavorando e suonando. Incredibilmente, ce l’ha fatta. E nel mentre ha iniziato a lavorare come fotografo di matrimoni e per agenzie pubblicitarie, a Sapporo.

Il 1 Gennaio 2012, a termine del progetto, ha deciso : “Ciao papà, c’è stato un cambio di programma, voglio fare il fotografo.”

Da lì, il trasferimento a Roma, per seguire quello che ancora ad oggi è il suo fotografo preferito: Eolo Perfido. Dopo due anni passati ad assistere non solo Eolo, ma anche Susi Belianska, nel marzo del 2014 è partito con il fumettista Simone Albrigi, in arte Scottecs o Sio, per fare il giro del Giappone in bicicletta e raccontare la loro traversata con foto e fumetti.

Appena rientrato, ha fatto capolino in Etiopia per assistere Steve McCurry nello scattare il Calendario Lavazza 2015.

E poi, già che era in moto, si è trasferito a Melbourne, Australia, dove oggi vive e lavora, rigorosamente freelance e libero di raccontare storie.

È follemente innamorato delle persone e della loro unicità. I suoi ritratti spaziano dagli sconosciuti per strada ad artisti di qualunque genere, che sceglie di raccontare sempre con grande sincerità e colore.

La sua prima collaborazione con la Make Up Artist Ollie Savage ha dato vita a [White Pt.2], un ritratto che è arrivato finalista allo Head On Photo Festival 2015 di Sydney ed è stato esposto a Melbourne, New york e Nuova Dehli.

A Novembre del 2015 ha scattato un nuovo progetto intitolato [24] dove, sempre assieme a Ollie, hanno creato 24 ritratti di 24 persone diverse in 24 ore consecutive.

Nicola assomiglia ad un grosso pollice col pizzetto e non ama scrivere le proprie biografie.

Si sveglia tutte le mattine con un enorme sorriso stampato in faccia perchè fà ciò che ama.

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Marc De Tollenaere

Street, Landscape

www.marcdetollenaere.com

Leica Ambassador e docente presso il Leica Akademie. Docente per Manfrotto School of Xcellence.

Marc De Tollenaere è un fotografo professionista, nato in Libia nel 1969 e attualmente residente a Venezia. Dal 2012 è Leica Ambassador e docente presso il prestigioso Leica Akademie.

Tiene regolarmente workshops fotografici a Venezia e in tutto il mondo, specialmente in India, Nepal, Birmania, Cambogia, Vietnam, Islanda, Turchia.

Ha al suo attivo più di 12 libri fotografici pubblicati su Venezia e il suo territorio, e 3 monografie.

Dal 2007 insegna inoltre presso la Manfrotto School of Xcellence ed è testimonial dei prodotti del gruppo Manfrotto.

Dal 2005 al 2008 è stato rappresentato dall’agenzia Grazia Neri di Milano.

www.marcdetollenaere.com

www.photowalkinvenice.com

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Stefano Mirabella

Street

stefanomirabella.com

Membro del collettivo italiano Spontanea. Vincitore del Leica Talent 2014. Leica Ambassador e docente Leica dal 2015. Finalista al Miami Street Photography Festival 2013. Vincitore del primo premio al concorso internazionale di Street Photography "Where Street Has No Name"

Stefano Mirabella è nato e vive a Roma dal 1973, nel 2003 muove i primi passi nel mondo della fotografia frequentando alcuni corsi nelle migliori scuole di Roma. Subito dopo inizia un percorso fotografico personale, che lo vede impegnato nel reportage sociale, numerosi i viaggi fotografici all’estero: Thailandia, Cambogia, Laos, Birmania, India, Siria e territori occupati palestinesi. Queste esperienze danno vita ad alcune mostre personali e pubblicazioni varie. La passione per la fotografia lo porta a intraprendere la strada dell’insegnamento, tiene costantemente corsi di fotografia avanzati e di base, individualmente o per conto di associazioni e scuole.

Dal 2012 pratica la Street Photography. Entra subito a far parte del collettivo italiano Spontanea. Vive la fotografia di strada come un’opportunità per stare tra la gente e riscoprire la sua città. Predilige quel tipo di fotografia che è in bilico tra la voglia di rappresentare la realtà e il desiderio di trascenderla.

Ama profondamente il genere e cerca di condividerlo tramite l’insegnamento, è docente presso diverse associazioni fotografiche. Vincitore del Leica Talent 2014 è diventato Leica Ambassador e docente Leica dal 2015.

2016 Giudice al Festival di Fotografia Internazionale di Orbetello

2015 Giudice al Miami Street Photography Festival

2015 Finalista al Siena International Photo Awards

2015 Vincitore del Leica Talent

2014 Finalista al Miami Street Photography Festival

2013 Finalista al Miami Street Photography Festival

2013 vincitore del primo premio al concorso internazionale di Street Photography "Where Street Has No Name"

www.stefanomirabella.com

www.spontanea.org

www.akademie.leica-camera.it/home/staff- e-docenti/#toggle- id-9

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Andrea Scirè

Street

www.fotostreet.it

Menzione d’onore all’International Photography Awards nel 2015 e 2016. Px3 Photography competition per le edizioni 2013, 2014 e 2015. FIIPA 2016 Fiof International Photography Awards. Membro della rosa degli street photographers selezionati dal World Street Photography Comunity. Tra i 100 autori internazionali pubblicati nel World Street Photography Book 2015 e 2016.

Nasce a Catania nel 1978. Durante i primi anni dell’università, si accosta alla fotografia che considera, come il jazz, un’estemporanea improvvisazione sul tema della vita. Dopo un’esperienza come biologo in Africa, decide di focalizzarsi completamente sulla comunicazione e su un percorso più creativo, i continui studi in ambito di visual communication e imaging lo portano a diventare docente certificato Adobe e Art Director per diverse agenzie pubblicitarie.

Nel corso degli anni, sperimenta i vari generi fotografici, concentrandosi, dal 2014, sulla fotografia di strada. Fonda fotostreet.it il noto blog italiano sulla fotografia di strada tramite cui divulga le sue esperienze fotografiche e condivide la sua continua ricerca nell'ambito.

Ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti, tra i quali si ricordano: le menzioni d’onore all’ IPA (International Photography Awards) 2015 e 2016 ; Px3 Photography competition per le edizioni 2013, 2014 e 2015; FIIPA 2016 Fiof International Photography Awards. Entra nella rosa degli street photographers selezionati dal WSP - World Street Photography Comunity e rientra tra i 100 autori internazionali pubblicati nel World Street Photography Book 2015 e 2016.

Coinvolto nel progetto tutto italiano "Italian Street Photography" (di Photographer.it) e nella Chicago Street Photography Experience è attualmente attivo nella redazione di alcune iniziative editoriali.

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Stefano Lista

Street

www.stefanolista.it

Finalista a Streetfoto San Francisco 2017. Tra i 100 autori internazionali pubblicati nel World Street Photography Book 2016. Secondo posto Urban Photographer of the Year 2015. Membro di Mumble Street Photography Collective. Testimonial del brand Album Epoca.

È nato nel 1974 e ha studiato economia.

All’età di 36 anni ha deciso di lasciare il suo lavoro per dedicarsi completamente alla fotografia. Ha iniziato a studiare fotografia, a partire dalla sua storia, dal suo linguaggio e dai suoi più grandi autori.

Oggi è un fotografo professionista impegnato particolarmente nell’attività didattica e conduce una scuola di fotografia presso la quale sono passati oltre 1.000 allievi.

È membro di Mumble Street Photography Collective e testimonial del brand Album Epoca.

Cristiano Ostinelli

wedding, paesaggio, street, reportage di viaggio

www.ostinellicristiano.com

Fotografo dell’anno per la Wedding Photojournalism Association USA nel 2015 e UK nel 2014 e 2015. Membro di WPJA Wedding Photojournalist Association USA e ISPWP USA. Membro di Fearless Photographers USA e WPS UK. Unico collaboratore italiano della prestigiosa rivista Grace Ormonde Wedding Style - USA.

Cristiano Ostinelli, fondatore e titolare di Ostinelli Studio Destination Wedding Photographers.

Cristiano è cresciuto nel campo della fotografia di reportage dal 1995, facendosi un nome in diversi concorsi internazionali. Ha fotografato prestigiosi matrimoni in tutto il mondo, Italia, Grecia, Spagna, Austria, Francia, Inghilterra, Stati Uniti, Russia, India, Cambogia, Vietnam, Hong Kong, Emirati Arabi Uniti, sempre con il suo stile spontaneo, creativo ed estremamente raffinato. Scatti pieni di vita, emozione, armonia.... Uno sguardo particolare ai dettagli e la massima attenzione a ciò che è intorno, una continua ricerca per ottenere l'immagine perfetta.

Uno stile onirico e visionario misto al fotogiornalismo puro e semplice.

È membro di WPJA Wedding Photojournalist Association USA e ISPWP USA, Fearless Photographers USA e WPS UK.

È attivo nella fotografia di matrimonio e nel fotogiornalismo, Giappone, India, Stati Uniti d'America, Bangladesh, Marocco, Tunisia.

Come fotogiornalista ha pubblicato articoli su testate internazionali quali Daily Mail, The Telegraph, The Mirror, Daily Star, solo per citarne alcuni. È l'unico collaboratore italiano della prestigiosa rivista Grace Ormonde Wedding Style - USA.

FOTOGRAFO DELL'ANNO 2013 WEDDING PHOTOJOURNALISM ASSOCIATION USA

FOTOGRAFO DELL'ANNO 2014 WPS UK

FOTOGRAFO DELL'ANNO 2015 WPS UK

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Angelo Ferrillo

Street, Reportage

www.angeloferrillo.com

X Photographer di Fujifilm. Photo Coverage del Bicycle Film Festival. Docente per NOLab Academy e per il Master in Fotogiornalismo della Fondazione Obiettivo Reporter. Membro del Direttivo dell’AFIP International. Membro dell’Italian Street Photography.

Nasco a Napoli nel 1974 dove intraprendo gli studi di Ingegneria e mentre lavoro, mi appassiono alla fotografia, formandomi da autodidatta, come è regola che sia.

Mi trasferisco a Milano per continuare la mia attività lavorativa primaria di Project Manager presso una Multinazionale dell’Energia e da lì approfondisco sempre di più la cultura fotografica con corsi, workshop tematici, seminari e lavori di assistenza per fotografi professionisti di calibro internazionale, che mi portano a maturare una esperienza fotografica completa ed avvicinarmi alla professione di fotografo nell’ambito giornalistico.

Chiudo il mio piano di studi con il Master in Fotogiornalismo (con il quale mi viene conferita una borsa di studio per merito) della Fondazione Obiettivo Reporter ed il Master in Photoediting e Ricerca Iconografica del CFP Bauer. Proseguo quindi la strada della fotografia lavorando come fotoreporter con Agenzie Nazionali (La Presse, Milestone Media, Fotogramma) producendo reportage, servizi di attualità e cronaca, oltre a commissioni da freelance per l’editoria.

Attualmente sono Photo Coverage del BFF (Bicycle Film Festival), insegno fotografia perNOLab Academy su Milano, TIME Lab per tutta la Lombardia e sono entrato a far parte del corpo docente del Master in Fotogiornalismo della Fondazione Obiettivo Reporter. Chiamato a far parte del Direttivo dell’AFIP International (Associazione Fotografi Professionisti) dal 2014, gestisco e coordino con i colleghi del Direttivo vari progetti nell’ambito fotografico atti a sviluppare la cultura e la professione del fotografo, oggi.

Tra le ultime conquiste professionali posso pregiarmi di annoverare la selezione al progetto tutto italiano (di Photographers.it) Italian Street Photography, e l’accesso alla rosa degli X Photographer Fujifilm.

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Andrea Boccalini

Ritratto

andreaboccalini.it

Ambassador Leica e docente della Leica Akademie Italy. Miglior fotografo di jazz Italiano per il quarto anno consecutivo in occasione del referendum Jazzit Award.

Fotografo trentanovenne ha iniziato la propria attività da professionista con il reportage lavorando in diversi progetti in Guatemala, su lavoro minorile e movimenti di resistenza campesina contro lo sfruttamento delle risorseminerarie. Progetti che sono sfociati in una mostra per l'Onu dei giovani e per la pubblicazione “Conflictos mineros y pueblos indigenas en Guatemala” di Joris van de Sandt.

Dopo il reportage è subentrata la passione per la fotografia di scena teatrale e jazz e per la ritrattistica.

Negli ultimi tre anni ha collaborato con riviste nazionali ed internazionali (New York Times, New York Post, Repubblica, Jazztimes, Downbeat, Musica Jazz e molte altre) e ha scattato le immagini di oltre cento dischi. Annovera tra le sue collaborazioni foto di booking e dischi con: Paolo Fresu, Fabrizio Bosso, Enrico Rava, Enrico Pieranunzi, Horacio el Negro Hernandez, Oregon, Antonio Sanchez, Paul Motian, Michael Blake, Antonello Salis, Giovanni Guidi, Giovanni Hidalgo, Dino Saluzzi, Michael Blake, Roy Hargrove, Roberta Gambarini, Anja Lechner, Giovanni Falzone, John Taylor e molti altri.

Mentre in teatro oltre a seguire produzioni indipedenti, ha lavorato con Peter Stein nella sua rilettura dei “Demoni”, Maddalena Crippa e Vincenzo Schino.

Recentemente ha lavorato in diverse produzioni pubblicitarie insieme al regista Michael Haussman. Ha esposto al Photolux phestival con una mostra personale prodotta da Leica, sul suo progetto "corviale" che è stato cover story di LFI una delle riviste di fotografie più prestigiose al mondo. Da tre anni è Ambassador Leica e docente della Leica Akademie Italy.

Oltre 1000 voti lo hanno decretato miglior fotografo di jazz Italiano per il quarto anno consecutivo in occasione del referendum jazzit award.

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Ernesto De Angelis

Matrimonio, Ritratto

www.ernestodeangelis.com

Docente di ritratto alla prestigiosa Scuola Romana di Fotografia.

Nato a Roma nel 1961 ha iniziato l’attività di fotografo nel 1986 dopo diversi anni di lavoro nel campo della musica. Ha diretto per 10 anni uno studio di sviluppo e stampa fotografica, occupandosi nel frattempo di fotografia naturalistica. All’inizio degli anni 90 inizia a fare ricerca nel campo della fotografia di reportage, ritratto e matrimonio, sviluppando un’attitudine per la creazione di immagini ricche di emozioni ma dallo stile semplice e naturale.

Nel 1997 apre Paperclik, il suo primo studio fotografico dove continua il suo percorso di ritrattista e fotografo di cerimonie che lo porterà ad essere tra i più conosciuti fotografi di matrimoni. Nel 2005 apre insieme al fotografo Eolo Perfido un secondo studio fotografico, chiamato Smallstudio, specializzato in fotografia commerciale, pubblicitaria ed editoriale.

Nel 2006, grazie alla collaborazione con la SIE Photo di Carla Magrelli, le sue produzioni fotografiche vengono pubblicate da grandi agenzie internazionali tra le quali Corbis e Masterfile.

Insegna da molti anni fotografia di ritratto alla prestigiosa Scuola Romana di Fotografia.

Alessandro Mallamaci

Landscape, Street, Corporate

www.alessandromallamaci.it

EIZO testimonial, Leica ambassador e docente della Leica Akademie.

Tiene regolarmente corsi e workshop intensivi di fotografia e post-produzione.

Finalista a Portfolio Italia nel 2015, nello stesso anno espone al SiFest Off. Ha al suo attivo pubblicazioni, mostre e collaborazioni con quotidiani e riviste.

Esperto di post-produzione e stampa fine art, è socio Tau Visual, Associazione Nazionale Fotografi Professionisti e ha collaborato a Miss Italia.

Socio fondatore dell’associazione Il cerchio dell’immagine, uno dei centri di formazione più importanti in Italia nel settore fotografico.

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Riccardo Improta

Landscape

Immagine molto interessante questa che mi invii per la review.

Partiamo subito dall'aspetto più discriminante nella valutazione di una fotografia, che segna una profonda linea di demarcazione tra fotografie in quanto tali ed immagini comuni. Questa fotografia comunica? Decisamente, pertanto così possiamo definirla.

Contenuti: fotografi questo luogo scegliendo un' interpretazione molto pulita ed essenziale, modalità che suscita nell'osservatore un fondamentale status di sospensione contemplativa. Si è condotti senza indugio dal disegno del campo arato verso l'albero che, malgrado delle proporzioni tendenzialmente ridotte, assume il ruolo di soggetto simbolico del tema, interponendosi ad uno sfondo che alterna l' ambiente naturale ad elementi propri dell'intervento dell'uomo nel paesaggio. Il tutto scenicizzato da un controluce convincente, reso affascinante da un meteo molto particolare ed armonizzato da una nuvola di volatili. Questa fotografia ferma il tempo e lascia riflettere. Apprezzo molto che, suppongo volutamente, non hai posto alcun accento, lasciando all'osservatore la libertà di cogliere nella fotografia il messaggio che, dall'interazione con essa, soggettivamente ne trae. Il cielo denso, tipico di contesualizzazioni urbano-industriali, il sole offuscato, le pale eoliche che dominano l'area, i fumi che si ergono sullo sfondo potrebbero restituire un'accezione tendenzialmente negativa, riconducibile a tematiche ambientali e sull'architettura del paesaggio (in realtà neanche troppo terribile in questo luogo). La maestosità del campo arato (sembra di percepire l'odore di terra, effetto dovuto alle spiccate proporzioni), l' esteticità dell'albero ed il tocco di vita di un volo d'uccelli, diversamente, esaltano la natura, la sua bellezza, la sua potenza.

Composizione: direi molto bene. Componi, come dicevamo, con estrema pulizia, prestando attenzione a fattori di disturbo o squilibrio che potrebbero inficiare l'impatto che la fotografia in sé ha. La linea di orizzonte dà più ruolo al terreno, l'albero è posto simmetricamente al centro dello spazio orizzontale, posizione che lo enfatizza al giusto grado, il sole non crea linee immaginarie nell'interazione con l'albero, essendone proprio al di sopra, presente ma neutro. Convincente anche il punto di ripresa e la focale utilizzata, che generano questa spiccata visione prospettica. Forse avresti potuto tagliar fuori la parte in basso del campo arato, dove la mancanza di continuità nei solchi crea una differenza che non aiuta. Ma va bene anche così.

Tecnica: mi sembri solido da questo punto di vista. Percepisco il saper trarre vantaggio dalla gestione di tutti quegli aspetti attinenti al come utilizzare il mezzo fotografico. Il fuoco mi sembra buono, l'esposizione corretta e lo spazio nitido ben valutato. Buona, anzi direi decisiva, la scelta del bianco e nero, trattato con una buona estensione del tono, un discreto contrasto ed un'interessante intonazione calda. Ti sei trovato al posto giusto al momento giusto, determinante per chi fa foto di paesaggio, cogliendo una mirabile congiuntura temporale. O qualcosa l'hai aggiunta dopo in postproduzione? Qui i discorsi si fanno ampi: personalmente sono propenso a mostrare nelle mie immagini quel che ho visto e vissuto io quando ho scattato quella foto. Ma la tecnologia rompe frontiere ed apre scenari nuovi ed attuali.

Concludendo, hai un approccio molto interessante, a cavallo tra documentazione e ricerca. Se può tornarti utile un consiglio spassionato, non fermarti ed alimenta questa tua sensibilità.

Nicola Bernardi

Ritratto

Partiamo dal presupposto che questo è un ritratto interessante e che la foto colpisce immediatamente non appena aperta.

Buona la composizione, ha respiro ma allo stesso tempo riempie l’immagine, il volto del soggetto attrae subito l’attenzione dell’osservatore.

Direi che si tratta di un ritratto posato e non un istante “catturato”, soprattutto viste le due luci sul soggetto che mi sembrano essere artificiali e ragionate.

A livello di illuminazione, il volto è ben esposto ma la luce principale sembra provenire dal basso del soggetto, creando un po’ di confusione nelle ombre intorno al naso. Buona la scelta di lasciare parte del volto in ombra, il che gli conferisce grande tridimensionalità, soprattutto grazie a quello spiraglio di luce che arriva sull’orecchio e che suggerisce dove finisca il soggetto. Il bianco della camicia, soprattutto nella zona sotto al collo, attrae troppa attenzione essendo la parte più luminosa dell’immagine. Se possibile, scurirei un po’ quelle highlights in modo da riportare un po’ di attenzione verso il viso.

La hair light blu funziona, e crea un bel contrasto cromatico con il tono della pelle. Peccato però perché parte di quella luce finisce anche sulla guancia destra del soggetto e sul mento, riducendo il contrasto locale e creando distrazione. Riposizionare quella luce blu di pochissimo avrebbe risolto il problema e creato un’immagine più consistente a mio avviso.

Infine, una cosa che mi colpisce e che rompe un po’ la magia è la catchlight sull’occhio sinistro del soggetto, che essendo così luminosa e trovandosi tra l’iride a la parte bianca dell’occhio crea un effetto strano e fa sembrare il soggetto quasi strabico, andando a rovinare un po’ lo sguardo del soggetto.

In generale, è un’immagine ben esposta, con un buon rapporto fra highlights e ombre, dove le ombre hanno abbastanza dettagli (mi piacciono tantissimo il fatto che si vedano quei capelli bianchi uscire dalla cuffia nella zona d’ombra del volto) e le highlights non sono quasi mai eccessive. Interessante il soggetto, e bellissime tutte quelle rughe sul volto che raccontano tante storie, buona la scelta della focale lunga che separa il soggetto dallo sfondo (che ha qualche dettaglio pur non togliendo attenzione al ritratto). La foto non ha una fortissima narrativa presa da sola, ma sicuramente può funzionare all’interno di una piccola serie.

Marc De Tollenaere

Street, Landscape

L'immagine è abbastanza ben composta, in modo da interessare l'occhio di chi guarda, soffermandosi su varie aree della stessa.

La differenza di lingue utilizzate per le due scritte (inglese e tedesco) crea una interessante domanda su dove si trovi questo luogo, e che cosa rappresenti.

Le geometrie sono ben mantenute e anche le tonalità di grigio, che fanno da sfondo al bianco della seggiola la quale, in questo modo, risalta.

Sarebbe molto più interessante se le ombre non si trovassero dietro alla seggiola, bensì in posizione più staccata. Avrebbero dato un senso compiuto all'immagine, creando il terzo elemento che invece purtroppo, in questo caso manca, anzi infastidisce perché si vorrebbe capire che tipo di persone si celino in quelle ombre, ma non sono abbastanza chiaramente visibili.

Stefano Mirabella

Street

Siamo di fronte ad una fotografia ben pensata e ben realizzata, Flatiron Building si può raccontare solo con un taglio verticale, ma spesso in fotografie del genere il primo problema sono le quasi inevitabili linee cadenti delle strutture laterali, edifici che tu hai giustamente inserito nella foto ma che non soffrono di questo difetto. Come dicevo, i grattacieli laterali contribuiscono a “contenere” e valorizzare quello centrale, la luce è ancora forte ma non proprio zenitale, sufficiente a creare tridimensionalità e profondità, concetto che visivamente valorizza in modo concreto e decisivo l’edificio principale, donando alle due facciate toni completamente diversi.

Diventa fondamentale nella composizione che hai creato, la linea guida dettata dallo spartitraffico, che accompagna l’occhio dello spettatore proprio alla base dell’edificio. Pensare la fotografia senza questo elemento sarebbe difficile, il frame risulterebbe diviso in due, privo di collegamento, l’equilibrio tra le forme sarebbe irrimediabilmente compromesso.

In tutta questa equilibrata ma statica imponenza, arriva finalmente l’elemento che regala dinamicità al tutto, il ragazzo che cammina con un passo deciso. Perfetto il momento in cui è stata congelata la falcata.

Ottima anche la gestualità delle mani, quello che a mio avviso non è perfetto è il posizionamento della figura tutta del ragazzo, purtroppo la testa si perde e si confonde tra le macchine sullo sfondo, è l’unico elemento che dal punto di vista compositivo disturba. In fase di scatto avresti forse potuto alzare leggermente il punto di ripresa, riconsegnando alla figura umana una posizione più funzionale.

Per quanto riguarda la post produzione, personalmente amo vedere rappresentate queste scene di strada in maniera più basic. I neri, soprattutto in certe zone, sono troppo chiusi e il cielo cosi pesantemente scuro risulta irreale, irrealtà assolutamente funzionale nello “staccare” il grattacielo dallo sfondo e nel creare un bilanciamento con il colore chiaro della base della fotografia, fatico però a metabolizzarla soprattutto quando non si parla di fine art.

Altra cosa che eviterei, è dare cosi tanta struttura alla foto. In alcuni punti, vedi macchine e figura umana, l’effetto è troppo marcato e i soggetti in questione risultano irreali.

Una foto quindi ben realizzata, la mancanza di forti contenuti è comunque egregiamente compensata dall’accuratezza in fase di scatto, le linee e le geometrie risultano gestite in maniera ottimale, l’elemento umano la completa, peccato per un suo posizionamento non proprio perfetto.

Stefano Lista

Street

Ciao, grazie per aver inviato la tua foto.

Ho curiosato sulla tua pagina Facebook e ho compreso che stai coltivando una sincera passione per la street photography. Come saprai è un genere abbastanza difficile e Alex Webb ritiene che solo 1 foto su 1.000 in genere funzioni davvero.

Veniamo alla tua immagine: la foto è piuttosto dinamica, e i colori degli edifici e dei vestiti, che potrebbero eventualmente essere valorizzati in postproduzione, sono un valore aggiunto. Mi disturba un pochino il soggetto un po' deformato all'estrema destra, probabilmente una inquadratura leggermente spostata a destra avrebbe evitato la distorsione tipica della focale corta. Ma è un dettaglio, nella street non deve necessariamente essere tutto perfetto. In sostanza si tratta di una buona fotografia, ma non sentirei di aver fatto il mio dovere se non ti fornissi spunti di miglioramento. La “perfezione” possiamo ignorarla ma la “straordinarietà” no. La street photography che vince i concorsi e viene esposta nelle mostre si fonda sulla “straordinarietà” del momento. La straordinarietà può nascere da una luce particolare, da una espressione particolare, da elementi geometrici particolarmente evidenti, da un “mood” di fondo del proprio lavoro (inteso spesso come serie), o da assonanze e dissonanze che possono risultare ironiche o suggerire metafore. Tutti elementi che nella tua fotografia sono assenti.

Adesso mi chiederai: come faccio a trovare la straordinarietà di cui mi parli? Un paio di consigli, secondo la mia personale esperienza, posso darteli: prova ad avvicinarti e scatta tanto. Avvicinarti con focali corte ti consente di cogliere meglio certe espressioni salvaguardando il contesto. Scattare tanto invece significa “lavorare la scena”. Non accontentarti della prima foto che fai ma ragiona attorno al soggetto e continua a scattare finchè l’azione si protrae (e occhio agli sfondi e al rapporto tra soggetto e sfondo). Ti consiglio di dare un’occhiata al lavoro di Maciej Dakowicz. Osservando le sue fotografie dovresti capire cosa intendo :)

Per il resto si tratterà di cercare la pagliuzza d'ora nel fango e sperimenterai frustrazione e senso di fallimento. È normale. Assolutamente normale.

Grazie per esserti messo in gioco!

Keep in touch!

Angelo Ferrillo

Street, Reportage

Il taglio del ritratto nell’insieme è abbastanza bilanciato, anche se con la presenza di più aria sulla parte superiore avrebbe dato più respiro all’immagine.

La luce dura e di tipo rembrandtiano è un classico che conferisce alla figura una giusta presenza in linea con l’estetica del soggetto.

Sarebbe stato opportuno riuscire ad ammorbidire di più le ombre sotto l’arcata dell’occhio destro (alla sinistra del fotogramma) in modo da renderlo più gradevole e completo.

Così come anche l’ombra sullo stesso la to per quanto riguarda lo zigomo e la parte bassa della fronte.

La scomparsa invece della barba sullo stesso versante non infastidisce e tiene bene lo stile compositivo.

Il magione blue, sullo sfondo nero fa perdere la percezione della figura quindi sarebbe stato utile avere un indumento diverso oppure un fondale diverso.

In caso contrario anche una lune spot solo per la definizione dei contorni avrebbe distaccato di più il soggetto dallo sfondo dando più profondità all’immagine stessa.

Andrea Boccalini

Ritratto

L'immagine ha indubbiamente una luce ben curata che ben sottolinea l'atmosfera di inquietudine che attraversa tutta l'immagine. Quindi le scelte del bianco e nero dai toni chiusi e contrastati, lo sguardo della ragazza rivolto fuori dal fotogramma sono scelte coerenti tra di loro. Queste le note positive.

Non convince il taglio sulla mano, peraltro sottolineata dal taglio di luce, e che quindi rappresenta una interruzione molto brusca dell'immagine, l'effetto è come se al termine di un brano musicale invece di chiudere con una sfumando il tema chiudessimo con un taglio netto.

La ragazza è troppo centrale, se fosse stata leggermente spostata sulla destra si sarebbe meglio integrata con il paesaggio sullo sfondo e la macchina dietro di lei avrebbe sicuramente dato meno fastidio. Inoltre lo spazio negativo alle sue spalle alla sua sinistra è vuoto e gravoso, mentre lasciare più spazio all'interno dell'inquadratura per assecondare la direzione dello sguardo avrebbe aiutato a riempire maggiormente il fotogramma che risulta un pochino sbilanciato a sinistra.

Un paio di passi indietro avrebbero dato maggiore forza alla scena, in quanto lo spazio sarebbe stato più avvolgente a avrebbe contribuito maggiormente al mood dell'immagine, dialogando di più con il soggetto, inoltre con un’inquadratura più ampia la fisicità della ragazza ne acquisterebbe in chiave espressiva.

Infine occorre in post chiudere le luci sul maglione, in quanto nei toni scuri che caratterizzano tutto lo scatto attira troppo l'attenzione su di esso.

Ernesto De Angelis

Matrimonio, Ritratto

Il primo impatto con questa immagine, lascia intuire che l'autore ha una conoscenza del mezzo fotografico e direi di tutti i mezzi utilizzati fino alla post produzione, molto profonda.

1- ottima inquadratura, ottima scelta del fondale: il fondale è estremamente importante, soprattutto quando il fotografo lo usa in modo equilibrato, facendo in modo che la parte illuminate del viso (in questo caso sembrerebbe una luce artificiale ben diffusa) vada a staccarsi nella parte scura del fondale e viceversa.

2- ottimo è l'approccio con il soggetto, con il quale l'autore ha instaurato un rapporto di reciproca fiducia, tale da permettere una gestione delle parti del corpo (mani, occhi e postura in genere) praticamente perfetta.

3-la luce sui capelli, probabilmente determinata dalla stessa unica fonte di luce, proprio per questo ancora più apprezzabile, rafforzando la tesi che sostengo da sempre: non usare mai due punti luce se non è strettamente necessario.

4- anche il formato scelto è molto equilibrato e la foto mi ricorda molto quelle che scattava, in un certo periodo della sua produzione, Irving Penn. Quest’ultima però è solo una mia impressione.

In sintesi è un ottimo scatto, raramente un allievo dei miei corsi riesce ad ottenere risultati così brillanti.

Complimenti ancora

Alessandro Mallamaci

Landscape, Street, Corporate

Gran bella luce! La scelta di utilizzare una finestra come fonte luminosa si rivela sempre vincente.

Il primo dubbio su questa fotografia riguarda il suo soggetto. Avere in mente in maniera chiara quale sia il soggetto della nostra fotografia è estremamente importante. Il passaggio successivo, come dico spesso ai miei studenti dei corsi base, è che il soggetto sia a fuoco e in luce. Spesso le fotografie più interessanti sono quelle in cui queste regole vengono infrante, tuttavia credo sia meglio iniziare a porsi degli obiettivi semplici, cercando di progredire in maniera graduale e quindi conoscere bene le regole della percezione visiva prima di andare oltre. Sia la gestione della luce che la composizione in generale non sono fini a loro stesse, bensì utili a guidare l’occhio di chi guarderà la nostra fotografia. La prima cosa da imparare dunque è gestirle al meglio per avere la migliore percezione visiva e quindi fruizione dell’immagine.

In questo caso la luce da destra porta l’osservatore a guardare verso la parte della foto sulla sinistra, che però è troppo scura. Gli oggetti sulla destra, che sono vicino alla finestra, sono illuminati correttamente. Dunque il problema non è legato all’esposizione della foto, che è corretta (non mi addentro in questa sede nella diatriba se sia meglio esporre a destra o a sinistra dell’istogramma, quindi se esporre per le luci o per le ombre, anche perché ogni sensore ha un comportamento differente e un buon fotografo compie autonomamente queste scelte in funzione di una conoscenza approfondita dei propri mezzi e del risultato che ha in mente). Un consiglio sensato potrebbe essere quello di schiarire localmente la parte superiore del letto e gli oggetti appoggiati su di esso, in fase di post-produzione. Ricordiamoci che la post-produzione è da sempre parte del processo fotografico, infatti anche usando la pellicola possiamo modificare il contrasto della nostra immagine, oltre a schiarire alcune zone, ad esempio. Dunque agire in tal senso non rappresenta assolutamente un tradimento della nostra fotografia! La cosa importante è che le modifiche effettuate portino un miglioramento della fruizione della nostra immagine e, possibilmente, il fotografo dovrà averle in mente al momento dello scatto. In questo modo la fase di post-produzione durerà non più di due o tre minuti.

Anche l’idea di riquadrare una foto non è necessariamente sbagliata, anzi. La storia della fotografia ci insegna che alcuni fotografi come il francese André Kertész riquadravano il fotogramma senza timore alcuno e in certi casi addirittura in maniera estrema (ho in mente in particolare la sua foto dal titolo “Elizabeth and Me, Paris 1931”). Anche Herb Ritts che solitamente componeva in maniera molto precisa le sue fotografie, quando ne ha avuto la necessità, ha scelto di usare una porzione molto piccola del suo fotogramma. Mi riferisco in questo caso alla sua fotografia dal titolo “Tatjana Veiled Head, Tight View, Joshua Tree, 1988”.

Nella tua fotografia io toglierei un po’ di nero sulla parte destra. Da un certo punto di vista, usare una quinta in fotografia è consigliato perché è una tecnica che serve a restringere il campo di attenzione, quindi, tornando al discorso di prima, dare la massima leggibilità al nostro soggetto, fare in modo che l’attenzione di chi guarderà la nostra foto, finisca esattamente su di esso. Se però la nostra quinta occupa troppo spazio all’interno del fotogramma si rischia di ottenere l’effetto contrario, di non dare sufficiente ritmo alla composizione. Se pensassimo ad un discorso e paragonassimo una quinta o una parte scura di un’immagine a un momento di pausa, ci renderemmo conto di come un attimo di silenzio possa creare una tensione e quindi aumentare l’attenzione dell’ascoltatore. Una pausa troppo lunga però rischierebbe di farci ottenere l’effetto contrario, quindi un calo d’attenzione. Credo che in fotografia (e anche in musica!) funzioni allo stesso modo.

Certo il nostro obiettivo deve sempre essere quello di ottenere la migliore ripresa possibile, quindi tutti questi ragionamenti dovranno portarci a migliorare sempre di più in fase di scatto, fino a lavorare le fotografie il meno possibile in fase di post-produzione.

Attenzione!

Devi caricare da un minimo di foto ad un massimo di foto.

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