Ernesto De Angelis

Matrimonio, Ritratto

Nato a Roma nel 1961 ha iniziato l’attività di fotografo nel 1986 dopo diversi anni di lavoro nel campo della ... leggi ancora

Riccardo Improta

Landscape

Riccardo Improta (Roma, 1965) è un fotografo landscape&travel internazionalmente riconosciuto. ... leggi ancora

Cristiano Ostinelli

wedding, paesaggio, street, reportage di viaggio

Cristiano Ostinelli, fondatore e titolare di Ostinelli Studio Destination Wedding ... leggi ancora

Benedetta Donato

Curatrice indipendente

Formatasi tra Roma e Parigi, è Presidente di pianoBI per cui ha curato e prodotto diversi progetti fotografici ... leggi ancora

Marc De Tollenaere

Street, Landscape

Marc De Tollenaere è un fotografo professionista, nato in Libia nel 1969 e attualmente residente a Venezia. ... leggi ancora

Stefano Lista

Street

È nato nel 1974 e ha studiato economia. All’età di 36 anni ha deciso di lasciare il suo lavoro per dedicarsi ... leggi ancora

Angelo Ferrillo

Street, Reportage

Nasco a Napoli nel 1974 dove intraprendo gli studi di Ingegneria e mentre lavoro, mi appassiono alla ... leggi ancora

Nicola Bernardi

Ritratto

Nicola Bernardi è un po’ un fotografo che a un certo punto della sua vita ha scoperto che tenendo una macchina ... leggi ancora

Stefano Mirabella

Street

Stefano Mirabella è nato e vive a Roma dal 1973, nel 2003 muove i primi passi nel mondo della ... leggi ancora

Andrea Boccalini

Ritratto

Fotografo trentanovenne ha iniziato la propria attività da professionista con il reportage lavorando in ... leggi ancora

Andrea Scirè

Street

Nasce a Catania nel 1978. Durante i primi anni dell’università, si accosta alla fotografia che considera, ... leggi ancora

Ernesto De Angelis

Matrimonio, Ritratto

www.ernestodeangelis.com

Nato a Roma nel 1961 ha iniziato l’attività di fotografo nel 1986 dopo diversi anni di lavoro nel campo della musica. Ha diretto per 10 anni uno studio di sviluppo e stampa fotografica, occupandosi nel frattempo di fotografia naturalistica. All’inizio degli anni 90 inizia a fare ricerca nel campo della fotografia di reportage, ritratto e matrimonio, sviluppando un’attitudine per la creazione di immagini ricche di emozioni ma dallo stile semplice e naturale.

Nel 1997 apre Paperclik, il suo primo studio fotografico dove continua il suo percorso di ritrattista e fotografo di cerimonie che lo porterà ad essere tra i più conosciuti fotografi di matrimoni. Nel 2005 apre insieme al fotografo Eolo Perfido un secondo studio fotografico, chiamato Smallstudio, specializzato in fotografia commerciale, pubblicitaria ed editoriale.

Nel 2006, grazie alla collaborazione con la SIE Photo di Carla Magrelli, le sue produzioni fotografiche vengono pubblicate da grandi agenzie internazionali tra le quali Corbis e Masterfile.

Insegna da molti anni fotografia di ritratto alla prestigiosa Scuola Romana di Fotografia.

Riccardo Improta

Landscape

www.riccardoimprota.com

Riccardo Improta (Roma, 1965) è un fotografo landscape&travel internazionalmente riconosciuto.

In oltre venti anni di professione ha realizzato servizi e partecipato a produzioni in alcune delle più affascinanti aree geografiche del pianeta.

Le sue immagini, scattate sia in digitale che in pellicola medio formato panoramico, sono apprezzate e vendute in tutto il mondo.

Aggiorna con continuità il suo catalogo di stampe fine-art a tiratura limitata, di cui cura personalmente tutto il flusso di lavorazione.

Al mestiere di fotografo associa il piacere di divulgare: teoria e tecnica fotografica, landscape, fotografia di viaggio, architettura, fotografia d'astrazione. Estende la sua consulenza didattica a prestigiose realtà accademiche italiane e straniere. Dal 2001 insegna stabilmente presso la Scuola Romana di Fotografia. Collabora a progetti di ricerca su software di sviluppo RAW ed è certificato in colorimetria digitale.

Il suo progetto di ricerca sul paesaggio "WideWorld", indirizzato a ritrarre le più spettacolari locations naturalistiche della Terra, muove dalla volontà di sensibilizzare l'opinione pubblica sulle inderogabili tematiche ambientali.

Con il desiderio di condurre fotografi professionisti ed amatori alla scoperta del paesaggio e dei suoi significati nel 2008 fonda Scenic Landscape Photo Workshop, sotto la cui insegna realizza workshops / esperienze di vita in tutto il mondo.

È ambassador del brand Millet, riceve supporto tecnico da Manfrotto, Gitzo, Lee Filters, HPRC, Lexar, Campo Base Outdoor Equipment.

È esperto in guida fuoristrada e campeggio estremo.

www.riccardoimprota.com

www.slpw.it

Cristiano Ostinelli

wedding, paesaggio, street, reportage di viaggio

www.ostinellicristiano.com

Cristiano Ostinelli, fondatore e titolare di Ostinelli Studio Destination Wedding Photographers.

Cristiano è cresciuto nel campo della fotografia di reportage dal 1995, facendosi un nome in diversi concorsi internazionali. Ha fotografato prestigiosi matrimoni in tutto il mondo, Italia, Grecia, Spagna, Austria, Francia, Inghilterra, Stati Uniti, Russia, India, Cambogia, Vietnam, Hong Kong, Emirati Arabi Uniti, sempre con il suo stile spontaneo, creativo ed estremamente raffinato. Scatti pieni di vita, emozione, armonia.... Uno sguardo particolare ai dettagli e la massima attenzione a ciò che è intorno, una continua ricerca per ottenere l'immagine perfetta.

Uno stile onirico e visionario misto al fotogiornalismo puro e semplice.

È membro di WPJA Wedding Photojournalist Association USA e ISPWP USA, Fearless Photographers USA e WPS UK.

È attivo nella fotografia di matrimonio e nel fotogiornalismo, Giappone, India, Stati Uniti d'America, Bangladesh, Marocco, Tunisia.

Come fotogiornalista ha pubblicato articoli su testate internazionali quali Daily Mail, The Telegraph, The Mirror, Daily Star, solo per citarne alcuni. È l'unico collaboratore italiano della prestigiosa rivista Grace Ormonde Wedding Style - USA.

FOTOGRAFO DELL'ANNO 2013 WEDDING PHOTOJOURNALISM ASSOCIATION USA

FOTOGRAFO DELL'ANNO 2014 WPS UK

FOTOGRAFO DELL'ANNO 2015 WPS UK

Benedetta Donato

Curatrice indipendente

Formatasi tra Roma e Parigi, è Presidente di pianoBI per cui ha curato e prodotto diversi progetti fotografici tra i quali 100”click 4 Change la prima mostra italiana del network internazionale di fotografia sociale Shoot4Change, divenuto Progetto Istituzionale nell'ambito delle manifestazioni Festival di Fotografia di Roma e Fotografia Europea di Reggio Emilia.

Nel 2010 viene inserita all'interno della lista dei Consulenti Esperti dell' ICCD - Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione del Ministero per i Beni e le Attività Culturali (MiBAC).

Dal 2012 è membro di Progetto Donne e Futuro per cui rappresenta la sezione Donne e Arte.

Per ISFCI - Istituto Superiore di Fotografia e Comunicazione Integrata di Roma – ha ideato e coordinato gli incontri con i grandi fotografi italiani.

Già Art Curator in Giart - Società di Art Management e Produzione che ha ideato e realizzato FOTOGRAFIA ITALIANA, la serie di otto film sui grandi maestri della fotografia italiana edita da Contrasto e distribuita in tutto il mondo - è stata responsabile dei progetti espositivi ed editoriali di Maurizio Galimberti per cui ha curato le mostre EXTRA_VAGANTE, Frammenti, Parigi, Paesaggio Italia/Italyscapes la prima antologica e il libro sul paesaggio italiano, edito da Marsilio Editore.

Per lo stesso autore successivamente cura i progetti Metamorfosi. La città che sale presentato in occasione di EXPO 2015 accompagnato dalla pubblicazione sulla città di Milano; Mexico. Magico Vivere; ReadyMade; AriDadaKali progetto testimonial per la manifestazione Parma360 Festival della Creatività Contemporanea.

L'ultimo progetto dal titolo Portraits, edito da SilvanaEditoriale, è il primo libro che ripercorre la ricerca dell'artista sui suoi celebri ritratti.

Ha inoltre curato la pubblicazione ISP - Italian Street Photography. La Fotografia di Strada in Italia, Volume Uno.

Libri in fase di pubblicazione: Roma55 di Maurizio Galimberti (SilvanaEditoriale) e Malacarne di Francesco Faraci (Crowdbooks Edizioni).

Attualmente è curatrice della galleria due piani di Pordenone e collabora con gallerie d'arte contemporanea, per mostre fotografiche di autori italiani.

Come lettore portfolio partecipa a manifestazioni di settore, tra le quali: Photolux Festival – Biennale Internazionale di Fotografia, SIFEST – Savignano Immagini Festival, Portfolio Italia 2015 Gran Premio Apromastore – Pentax, Portfolio Italia 2016 Gran Premio Hasselblad.

È inoltre Contributing Editor per le riviste IL FOTOGRAFO Gruppo Sprea Editori e EYESOPEN!

Marc De Tollenaere

Street, Landscape

www.marcdetollenaere.com

Marc De Tollenaere è un fotografo professionista, nato in Libia nel 1969 e attualmente residente a Venezia. Dal 2012 è Leica Ambassador e docente presso il prestigioso Leica Akademie.

Tiene regolarmente workshops fotografici a Venezia e in tutto il mondo, specialmente in India, Nepal, Birmania, Cambogia, Vietnam, Islanda, Turchia.

Ha al suo attivo più di 12 libri fotografici pubblicati su Venezia e il suo territorio, e 3 monografie.

Dal 2007 insegna inoltre presso la Manfrotto School of Xcellence ed è testimonial dei prodotti del gruppo Manfrotto.

Dal 2005 al 2008 è stato rappresentato dall’agenzia Grazia Neri di Milano.

www.marcdetollenaere.com

www.photowalkinvenice.com

Stefano Lista

Street

www.stefanolista.it

È nato nel 1974 e ha studiato economia.

All’età di 36 anni ha deciso di lasciare il suo lavoro per dedicarsi completamente alla fotografia. Ha iniziato a studiare fotografia, a partire dalla sua storia, dal suo linguaggio e dai suoi più grandi autori.

Oggi è un fotografo professionista impegnato particolarmente nell’attività didattica e conduce una scuola di fotografia presso la quale sono passati oltre 1.000 allievi.

È membro di Mumble Street Photography Collective e testimonial del brand Album Epoca.

Angelo Ferrillo

Street, Reportage

www.angeloferrillo.com

Nasco a Napoli nel 1974 dove intraprendo gli studi di Ingegneria e mentre lavoro, mi appassiono alla fotografia, formandomi da autodidatta, come è regola che sia.

Mi trasferisco a Milano per continuare la mia attività lavorativa primaria di Project Manager presso una Multinazionale dell’Energia e da lì approfondisco sempre di più la cultura fotografica con corsi, workshop tematici, seminari e lavori di assistenza per fotografi professionisti di calibro internazionale, che mi portano a maturare una esperienza fotografica completa ed avvicinarmi alla professione di fotografo nell’ambito giornalistico.

Chiudo il mio piano di studi con il Master in Fotogiornalismo (con il quale mi viene conferita una borsa di studio per merito) della Fondazione Obiettivo Reporter ed il Master in Photoediting e Ricerca Iconografica del CFP Bauer. Proseguo quindi la strada della fotografia lavorando come fotoreporter con Agenzie Nazionali (La Presse, Milestone Media, Fotogramma) producendo reportage, servizi di attualità e cronaca, oltre a commissioni da freelance per l’editoria.

Attualmente sono Photo Coverage del BFF (Bicycle Film Festival), insegno fotografia perNOLab Academy su Milano, TIME Lab per tutta la Lombardia e sono entrato a far parte del corpo docente del Master in Fotogiornalismo della Fondazione Obiettivo Reporter. Chiamato a far parte del Direttivo dell’AFIP International (Associazione Fotografi Professionisti) dal 2014, gestisco e coordino con i colleghi del Direttivo vari progetti nell’ambito fotografico atti a sviluppare la cultura e la professione del fotografo, oggi.

Tra le ultime conquiste professionali posso pregiarmi di annoverare la selezione al progetto tutto italiano (di Photographers.it) Italian Street Photography, e l’accesso alla rosa degli X Photographer Fujifilm.

Nicola Bernardi

Ritratto

www.nicolabernardi.com

Nicola Bernardi è un po’ un fotografo che a un certo punto della sua vita ha scoperto che tenendo una macchina fotografica in mano, le persone intorno a lui non erano più sconosciuti, ma piuttosto storie in attesa di essere raccontate.

È nato in Italia, a Casale Monferrato, dove ha fatto finta di studiare fino alla fine del liceo, sospeso tra agnolotti e amianto.

Poi via, verso Venezia, a studiare Lingue Orientali e a laurearsi in Giapponese (sempre facendo finta di studiare). Ed è stato proprio in Giappone che, per puro caso, ha scoperto la fotografia. È stata subito ossessione: il primo gennaio 2011 ha iniziato un progetto 365, convinto di potersi impegnare per ogni singolo giorno dell’anno a fare la foto migliore che potesse, nonostante stesse studiando, lavorando e suonando. Incredibilmente, ce l’ha fatta. E nel mentre ha iniziato a lavorare come fotografo di matrimoni e per agenzie pubblicitarie, a Sapporo.

Il 1 Gennaio 2012, a termine del progetto, ha deciso : “Ciao papà, c’è stato un cambio di programma, voglio fare il fotografo.”

Da lì, il trasferimento a Roma, per seguire quello che ancora ad oggi è il suo fotografo preferito: Eolo Perfido. Dopo due anni passati ad assistere non solo Eolo, ma anche Susi Belianska, nel marzo del 2014 è partito con il fumettista Simone Albrigi, in arte Scottecs o Sio, per fare il giro del Giappone in bicicletta e raccontare la loro traversata con foto e fumetti.

Appena rientrato, ha fatto capolino in Etiopia per assistere Steve McCurry nello scattare il Calendario Lavazza 2015.

E poi, già che era in moto, si è trasferito a Melbourne, Australia, dove oggi vive e lavora, rigorosamente freelance e libero di raccontare storie.

È follemente innamorato delle persone e della loro unicità. I suoi ritratti spaziano dagli sconosciuti per strada ad artisti di qualunque genere, che sceglie di raccontare sempre con grande sincerità e colore.

La sua prima collaborazione con la Make Up Artist Ollie Savage ha dato vita a [White Pt.2], un ritratto che è arrivato finalista allo Head On Photo Festival 2015 di Sydney ed è stato esposto a Melbourne, New york e Nuova Dehli.

A Novembre del 2015 ha scattato un nuovo progetto intitolato [24] dove, sempre assieme a Ollie, hanno creato 24 ritratti di 24 persone diverse in 24 ore consecutive.

Nicola assomiglia ad un grosso pollice col pizzetto e non ama scrivere le proprie biografie.

Si sveglia tutte le mattine con un enorme sorriso stampato in faccia perchè fà ciò che ama.

Stefano Mirabella

Street

stefanomirabella.com

Stefano Mirabella è nato e vive a Roma dal 1973, nel 2003 muove i primi passi nel mondo della fotografia frequentando alcuni corsi nelle migliori scuole di Roma. Subito dopo inizia un percorso fotografico personale, che lo vede impegnato nel reportage sociale, numerosi i viaggi fotografici all’estero: Thailandia, Cambogia, Laos, Birmania, India, Siria e territori occupati palestinesi. Queste esperienze danno vita ad alcune mostre personali e pubblicazioni varie. La passione per la fotografia lo porta a intraprendere la strada dell’insegnamento, tiene costantemente corsi di fotografia avanzati e di base, individualmente o per conto di associazioni e scuole.

Dal 2012 pratica la Street Photography. Entra subito a far parte del collettivo italiano Spontanea. Vive la fotografia di strada come un’opportunità per stare tra la gente e riscoprire la sua città. Predilige quel tipo di fotografia che è in bilico tra la voglia di rappresentare la realtà e il desiderio di trascenderla.

Ama profondamente il genere e cerca di condividerlo tramite l’insegnamento, è docente presso diverse associazioni fotografiche. Vincitore del Leica Talent 2014 è diventato Leica Ambassador e docente Leica dal 2015.

2016 Giudice al Festival di Fotografia Internazionale di Orbetello

2015 Giudice al Miami Street Photography Festival

2015 Finalista al Siena International Photo Awards

2015 Vincitore del Leica Talent

2014 Finalista al Miami Street Photography Festival

2013 Finalista al Miami Street Photography Festival

2013 vincitore del primo premio al concorso internazionale di Street Photography "Where Street Has No Name"

www.stefanomirabella.com

www.spontanea.org

www.akademie.leica-camera.it/home/staff- e-docenti/#toggle- id-9

Andrea Boccalini

Ritratto

andreaboccalini.it

Fotografo trentanovenne ha iniziato la propria attività da professionista con il reportage lavorando in diversi progetti in Guatemala, su lavoro minorile e movimenti di resistenza campesina contro lo sfruttamento delle risorseminerarie. Progetti che sono sfociati in una mostra per l'Onu dei giovani e per la pubblicazione “Conflictos mineros y pueblos indigenas en Guatemala” di Joris van de Sandt.

Dopo il reportage è subentrata la passione per la fotografia di scena teatrale e jazz e per la ritrattistica.

Negli ultimi tre anni ha collaborato con riviste nazionali ed internazionali (New York Times, New York Post, Repubblica, Jazztimes, Downbeat, Musica Jazz e molte altre) e ha scattato le immagini di oltre cento dischi. Annovera tra le sue collaborazioni foto di booking e dischi con: Paolo Fresu, Fabrizio Bosso, Enrico Rava, Enrico Pieranunzi, Horacio el Negro Hernandez, Oregon, Antonio Sanchez, Paul Motian, Michael Blake, Antonello Salis, Giovanni Guidi, Giovanni Hidalgo, Dino Saluzzi, Michael Blake, Roy Hargrove, Roberta Gambarini, Anja Lechner, Giovanni Falzone, John Taylor e molti altri.

Mentre in teatro oltre a seguire produzioni indipedenti, ha lavorato con Peter Stein nella sua rilettura dei “Demoni”, Maddalena Crippa e Vincenzo Schino.

Recentemente ha lavorato in diverse produzioni pubblicitarie insieme al regista Michael Haussman. Ha esposto al Photolux phestival con una mostra personale prodotta da Leica, sul suo progetto "corviale" che è stato cover story di LFI una delle riviste di fotografie più prestigiose al mondo. Da tre anni è Ambassador Leica e docente della Leica Akademie Italy.

Oltre 1000 voti lo hanno decretato miglior fotografo di jazz Italiano per il quarto anno consecutivo in occasione del referendum jazzit award.

Andrea Scirè

Street

www.fotostreet.it

Nasce a Catania nel 1978. Durante i primi anni dell’università, si accosta alla fotografia che considera, come il jazz, un’estemporanea improvvisazione sul tema della vita. Dopo un’esperienza come biologo in Africa, decide di focalizzarsi completamente sulla comunicazione e su un percorso più creativo, i continui studi in ambito di visual communication e imaging lo portano a diventare docente certificato Adobe e Art Director per diverse agenzie pubblicitarie.

Nel corso degli anni, sperimenta i vari generi fotografici, concentrandosi, dal 2014, sulla fotografia di strada. Fonda fotostreet.it il noto blog italiano sulla fotografia di strada tramite cui divulga le sue esperienze fotografiche e condivide la sua continua ricerca nell'ambito.

Ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti, tra i quali si ricordano: le menzioni d’onore all’ IPA (International Photography Awards) 2015 e 2016 ; Px3 Photography competition per le edizioni 2013, 2014 e 2015; FIIPA 2016 Fiof International Photography Awards. Entra nella rosa degli street photographers selezionati dal WSP - World Street Photography Comunity e rientra tra i 100 autori internazionali pubblicati nel World Street Photography Book 2015 e 2016.

Coinvolto nel progetto tutto italiano "Italian Street Photography" (di Photographer.it) e nella Chicago Street Photography Experience è attualmente attivo nella redazione di alcune iniziative editoriali.

Ernesto De Angelis

Matrimonio, Ritratto

Il primo impatto con questa immagine, lascia intuire che l'autore ha una conoscenza del mezzo fotografico e direi di tutti i mezzi utilizzati fino alla post produzione, molto profonda.

1- ottima inquadratura, ottima scelta del fondale: il fondale è estremamente importante, soprattutto quando il fotografo lo usa in modo equilibrato, facendo in modo che la parte illuminate del viso (in questo caso sembrerebbe una luce artificiale ben diffusa) vada a staccarsi nella parte scura del fondale e viceversa.

2- ottimo è l'approccio con il soggetto, con il quale l'autore ha instaurato un rapporto di reciproca fiducia, tale da permettere una gestione delle parti del corpo (mani, occhi e postura in genere) praticamente perfetta.

3-la luce sui capelli, probabilmente determinata dalla stessa unica fonte di luce, proprio per questo ancora più apprezzabile, rafforzando la tesi che sostengo da sempre: non usare mai due punti luce se non è strettamente necessario.

4- anche il formato scelto è molto equilibrato e la foto mi ricorda molto quelle che scattava, in un certo periodo della sua produzione, Irving Penn. Quest’ultima però è solo una mia impressione.

In sintesi è un ottimo scatto, raramente un allievo dei miei corsi riesce ad ottenere risultati così brillanti.

Complimenti ancora

Benedetta Donato

Curatrice indipendente

"Una foto è un segreto di un segreto" - Diane Arbus

Questa immagine è densa di citazioni e reminiscenze provenienti dal mondo dell'arte, della fotografia e del cinema.

Il taglio con cui viene proposta rappresenta un ottimo inizio, un frammento per raccontare una storia intima e misteriosa, che narra dell'essere umano e delle sue fragilità durante uno stato di abbandono.

Dalla porzione dell'inquadratura, che riempie correttamente lo spazio compositivo del fotogramma, si evidenzia e si rafforza la prospettiva obliqua scelta, come ad evidenziare lo stato di vulnerabilità del soggetto e la profondità che si percepisce dai diversi piani letti all'interno della singola immagine. Ecco che l'inquadratura diventa scena e se può rappresentare l'inizio o la fine, poco importa. La forza dell'immagine qui rappresentata sta nella possibilità offerta al fruitore di partecipare al dialogo con questa figura, nonostante il suo evidente immobilismo.

L'immagine, per cromìe e atmosfere di sottofondo, ricorda alcuni schemi iconografici che rimandano immediatamente ad Ofelia, caduta nel ruscello senza opporre resistenza alla corrente. Come nell'opera pittorica di Millais, il senso di abbandono è lampante nonostante lo spazio in cui è inserita la figura di questa foto sia artificiale, ma riesce a risultare sufficientemente autentico e luogo naturale che favorisce la percezione di questa sensazione.

Esempi recenti di questo tipo di atmosfere e di rimandi, ma con un senso interpretativo molto più personale e dotato di originalità, sono presenti nei lavori della fotografa Myra Nedyalkova con la fortunata serie Underwater, dove i tessuti delle modelle fotografate fluttuano grazie all'immersione degli stessi nell'elemento liquido.

Un esempio magistrale di come una texture così leggera, qual è il velo, possa prendere forma e acquistare movimento, è rintracciabile nella scultura, si veda in proposito il Cristo Velato realizzato da un unico blocco di marmo da Giuseppe Sanmartino nel 1753. Nel cinema, l'atmosfera onirica e dal gusto vagamente retrò ripreso in questa immagine, è stato proposto da pellicole  come «Il giardino delle vergini suicide» 1999 di Sofia Coppola e «A single man» 2009 di Tom Ford.

La foto qui proposta è dunque un esperimento sicuro ben riuscito, sulla base di sperimentazioni iconografiche già percorse che qui si rintracciano tutte.

La scelta di illuminare la porzione inferiore del corpo è poco funzionale alla resa complessiva della fotografia, perchè conferisce più risalto allo sfondo a scapito della porzione superiore dell'immagine, dove si riesce a percepire la posizione delle mani e le venature di queste ultime, che invece risulterebbero un particolare molto più interessante da riprendere e da evidenziare.

Si potrebbe sperimentare un approccio che parta da questa corretta e già ampiamente sperimentate logica compositiva dell'immagine, rielaborando l'iconografia già conosciuta, per sviluppare un approccio più personale e ricercando contesti meno rassicuranti.

Oltre ai lavori già citati, qui alcune additional reccomendations come consiglio di consultazione:

Michel Comte: in particolare la produzione Neoclassic

Kristin Vicari

Miles Aldridge

Elinleticia Högabo

Brooke Shaden

Marc De Tollenaere

Street, Landscape

L'immagine è abbastanza ben composta, in modo da interessare l'occhio di chi guarda, soffermandosi su varie aree della stessa.

La differenza di lingue utilizzate per le due scritte (inglese e tedesco) crea una interessante domanda su dove si trovi questo luogo, e che cosa rappresenti.

Le geometrie sono ben mantenute e anche le tonalità di grigio, che fanno da sfondo al bianco della seggiola la quale, in questo modo, risalta.

Sarebbe molto più interessante se le ombre non si trovassero dietro alla seggiola, bensì in posizione più staccata. Avrebbero dato un senso compiuto all'immagine, creando il terzo elemento che invece purtroppo, in questo caso manca, anzi infastidisce perché si vorrebbe capire che tipo di persone si celino in quelle ombre, ma non sono abbastanza chiaramente visibili.

Stefano Lista

Street

Ciao, grazie per aver inviato la tua foto.

Ho curiosato sulla tua pagina Facebook e ho compreso che stai coltivando una sincera passione per la street photography. Come saprai è un genere abbastanza difficile e Alex Webb ritiene che solo 1 foto su 1.000 in genere funzioni davvero.

Veniamo alla tua immagine: la foto è piuttosto dinamica, e i colori degli edifici e dei vestiti, che potrebbero eventualmente essere valorizzati in postproduzione, sono un valore aggiunto. Mi disturba un pochino il soggetto un po' deformato all'estrema destra, probabilmente una inquadratura leggermente spostata a destra avrebbe evitato la distorsione tipica della focale corta. Ma è un dettaglio, nella street non deve necessariamente essere tutto perfetto. In sostanza si tratta di una buona fotografia, ma non sentirei di aver fatto il mio dovere se non ti fornissi spunti di miglioramento. La “perfezione” possiamo ignorarla ma la “straordinarietà” no. La street photography che vince i concorsi e viene esposta nelle mostre si fonda sulla “straordinarietà” del momento. La straordinarietà può nascere da una luce particolare, da una espressione particolare, da elementi geometrici particolarmente evidenti, da un “mood” di fondo del proprio lavoro (inteso spesso come serie), o da assonanze e dissonanze che possono risultare ironiche o suggerire metafore. Tutti elementi che nella tua fotografia sono assenti.

Adesso mi chiederai: come faccio a trovare la straordinarietà di cui mi parli? Un paio di consigli, secondo la mia personale esperienza, posso darteli: prova ad avvicinarti e scatta tanto. Avvicinarti con focali corte ti consente di cogliere meglio certe espressioni salvaguardando il contesto. Scattare tanto invece significa “lavorare la scena”. Non accontentarti della prima foto che fai ma ragiona attorno al soggetto e continua a scattare finchè l’azione si protrae (e occhio agli sfondi e al rapporto tra soggetto e sfondo). Ti consiglio di dare un’occhiata al lavoro di Maciej Dakowicz. Osservando le sue fotografie dovresti capire cosa intendo :)

Per il resto si tratterà di cercare la pagliuzza d'ora nel fango e sperimenterai frustrazione e senso di fallimento. È normale. Assolutamente normale.

Grazie per esserti messo in gioco!

Keep in touch!

Angelo Ferrillo

Street, Reportage

Il taglio del ritratto nell’insieme è abbastanza bilanciato, anche se con la presenza di più aria sulla parte superiore avrebbe dato più respiro all’immagine.

La luce dura e di tipo rembrandtiano è un classico che conferisce alla figura una giusta presenza in linea con l’estetica del soggetto.

Sarebbe stato opportuno riuscire ad ammorbidire di più le ombre sotto l’arcata dell’occhio destro (alla sinistra del fotogramma) in modo da renderlo più gradevole e completo.

Così come anche l’ombra sullo stesso la to per quanto riguarda lo zigomo e la parte bassa della fronte.

La scomparsa invece della barba sullo stesso versante non infastidisce e tiene bene lo stile compositivo.

Il magione blue, sullo sfondo nero fa perdere la percezione della figura quindi sarebbe stato utile avere un indumento diverso oppure un fondale diverso.

In caso contrario anche una lune spot solo per la definizione dei contorni avrebbe distaccato di più il soggetto dallo sfondo dando più profondità all’immagine stessa.

Nicola Bernardi

Ritratto

Partiamo dal presupposto che questo è un ritratto interessante e che la foto colpisce immediatamente non appena aperta.

Buona la composizione, ha respiro ma allo stesso tempo riempie l’immagine, il volto del soggetto attrae subito l’attenzione dell’osservatore.

Direi che si tratta di un ritratto posato e non un istante “catturato”, soprattutto viste le due luci sul soggetto che mi sembrano essere artificiali e ragionate.

A livello di illuminazione, il volto è ben esposto ma la luce principale sembra provenire dal basso del soggetto, creando un po’ di confusione nelle ombre intorno al naso. Buona la scelta di lasciare parte del volto in ombra, il che gli conferisce grande tridimensionalità, soprattutto grazie a quello spiraglio di luce che arriva sull’orecchio e che suggerisce dove finisca il soggetto. Il bianco della camicia, soprattutto nella zona sotto al collo, attrae troppa attenzione essendo la parte più luminosa dell’immagine. Se possibile, scurirei un po’ quelle highlights in modo da riportare un po’ di attenzione verso il viso.

La hair light blu funziona, e crea un bel contrasto cromatico con il tono della pelle. Peccato però perché parte di quella luce finisce anche sulla guancia destra del soggetto e sul mento, riducendo il contrasto locale e creando distrazione. Riposizionare quella luce blu di pochissimo avrebbe risolto il problema e creato un’immagine più consistente a mio avviso.

Infine, una cosa che mi colpisce e che rompe un po’ la magia è la catchlight sull’occhio sinistro del soggetto, che essendo così luminosa e trovandosi tra l’iride a la parte bianca dell’occhio crea un effetto strano e fa sembrare il soggetto quasi strabico, andando a rovinare un po’ lo sguardo del soggetto.

In generale, è un’immagine ben esposta, con un buon rapporto fra highlights e ombre, dove le ombre hanno abbastanza dettagli (mi piacciono tantissimo il fatto che si vedano quei capelli bianchi uscire dalla cuffia nella zona d’ombra del volto) e le highlights non sono quasi mai eccessive. Interessante il soggetto, e bellissime tutte quelle rughe sul volto che raccontano tante storie, buona la scelta della focale lunga che separa il soggetto dallo sfondo (che ha qualche dettaglio pur non togliendo attenzione al ritratto). La foto non ha una fortissima narrativa presa da sola, ma sicuramente può funzionare all’interno di una piccola serie.

Stefano Mirabella

Street

Siamo di fronte ad una fotografia ben pensata e ben realizzata, Flatiron Building si può raccontare solo con un taglio verticale, ma spesso in fotografie del genere il primo problema sono le quasi inevitabili linee cadenti delle strutture laterali, edifici che tu hai giustamente inserito nella foto ma che non soffrono di questo difetto. Come dicevo, i grattacieli laterali contribuiscono a “contenere” e valorizzare quello centrale, la luce è ancora forte ma non proprio zenitale, sufficiente a creare tridimensionalità e profondità, concetto che visivamente valorizza in modo concreto e decisivo l’edificio principale, donando alle due facciate toni completamente diversi.

Diventa fondamentale nella composizione che hai creato, la linea guida dettata dallo spartitraffico, che accompagna l’occhio dello spettatore proprio alla base dell’edificio. Pensare la fotografia senza questo elemento sarebbe difficile, il frame risulterebbe diviso in due, privo di collegamento, l’equilibrio tra le forme sarebbe irrimediabilmente compromesso.

In tutta questa equilibrata ma statica imponenza, arriva finalmente l’elemento che regala dinamicità al tutto, il ragazzo che cammina con un passo deciso. Perfetto il momento in cui è stata congelata la falcata.

Ottima anche la gestualità delle mani, quello che a mio avviso non è perfetto è il posizionamento della figura tutta del ragazzo, purtroppo la testa si perde e si confonde tra le macchine sullo sfondo, è l’unico elemento che dal punto di vista compositivo disturba. In fase di scatto avresti forse potuto alzare leggermente il punto di ripresa, riconsegnando alla figura umana una posizione più funzionale.

Per quanto riguarda la post produzione, personalmente amo vedere rappresentate queste scene di strada in maniera più basic. I neri, soprattutto in certe zone, sono troppo chiusi e il cielo cosi pesantemente scuro risulta irreale, irrealtà assolutamente funzionale nello “staccare” il grattacielo dallo sfondo e nel creare un bilanciamento con il colore chiaro della base della fotografia, fatico però a metabolizzarla soprattutto quando non si parla di fine art.

Altra cosa che eviterei, è dare cosi tanta struttura alla foto. In alcuni punti, vedi macchine e figura umana, l’effetto è troppo marcato e i soggetti in questione risultano irreali.

Una foto quindi ben realizzata, la mancanza di forti contenuti è comunque egregiamente compensata dall’accuratezza in fase di scatto, le linee e le geometrie risultano gestite in maniera ottimale, l’elemento umano la completa, peccato per un suo posizionamento non proprio perfetto.

Andrea Boccalini

Ritratto

L'immagine ha indubbiamente una luce ben curata che ben sottolinea l'atmosfera di inquietudine che attraversa tutta l'immagine. Quindi le scelte del bianco e nero dai toni chiusi e contrastati, lo sguardo della ragazza rivolto fuori dal fotogramma sono scelte coerenti tra di loro. Queste le note positive.

Non convince il taglio sulla mano, peraltro sottolineata dal taglio di luce, e che quindi rappresenta una interruzione molto brusca dell'immagine, l'effetto è come se al termine di un brano musicale invece di chiudere con una sfumando il tema chiudessimo con un taglio netto.

La ragazza è troppo centrale, se fosse stata leggermente spostata sulla destra si sarebbe meglio integrata con il paesaggio sullo sfondo e la macchina dietro di lei avrebbe sicuramente dato meno fastidio. Inoltre lo spazio negativo alle sue spalle alla sua sinistra è vuoto e gravoso, mentre lasciare più spazio all'interno dell'inquadratura per assecondare la direzione dello sguardo avrebbe aiutato a riempire maggiormente il fotogramma che risulta un pochino sbilanciato a sinistra.

Un paio di passi indietro avrebbero dato maggiore forza alla scena, in quanto lo spazio sarebbe stato più avvolgente a avrebbe contribuito maggiormente al mood dell'immagine, dialogando di più con il soggetto, inoltre con un’inquadratura più ampia la fisicità della ragazza ne acquisterebbe in chiave espressiva.

Infine occorre in post chiudere le luci sul maglione, in quanto nei toni scuri che caratterizzano tutto lo scatto attira troppo l'attenzione su di esso.